Psicologia di un giardino (di mezza estate)

Curare il giardino è un po’ come curare l’animo.
Durante alcuni dei miei viaggi ho avuto modo di entrare in case e talvolta grosse proprietà private per incontrarne i padroni/proprietari e con un po’ di attenzione, ho potuto annotarmi mentalmente un elemento ricorrente, onnipresente.

Se fisiologicamente gli occhi lasciano intravedere le viscere dell’anima, per l’arredamento il giardino rappresenta sensibilmente lo specchio della coscienza e dei sentimenti virtuosi.
Bisogna precisare una cosa: ben pochi sanno che il nostro essere interiore è strettamente legato alla nostra abitazione.
Ma del resto non è una novità; una delle cose che a mio modo di vedere sono più eccitanti dell’uomo è che costui rispecchia, volontariamente o inconsciamente ( è questo il bello) ciò che effettivamente è, senza maschere o tinte coprenti che non lasciano traspirare l’ego.

Chi per un qualsiasi motivo si è trovato a dover affrontare una seduta psicoanalitica avrà sicuramente ‘partecipato’ ad un piccolo gioco che nasconde secondi fini: dopo essere stati distesi sul lettino, ci viene chiesto di arredare un giardino privato in miniatura a nostro piacimento, come più ci aggrada e senza pensare a critiche ed interferenze giustizionaliste di terzi.

Ebbene, lo psicoanalista o psicologo che sia, arriverà a carpire molte informazioni sul nostro conto e sulla nostra personalità solamente studiando il modo in cui abbiamo posizionato i vari elementi a nostra completa disposizione (panchine, scivoli, piante, animali domestici, recinti, sdraie etc).

In un secolo dove l’apparenza non è tutto, ma gioca sicuramente un ruolo rilevante, si cerca di esibire, ostentare il più possibile.

Sicuramente un giardino ben curato avrà un impatto fortemente di aura positivo su chi si aggira tra un ambiente personale e lungimiralmente perentorio.

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino…

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